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WANTED
fotografia 2004

Otto scatti fotografici riprendono in maniera lucida e razionale, la ricerca dei fratelli Bartolozzi sul mondo dell’arte e sul “vero sentire”.
Ritornano ancora i temi dominanti che sempre accompagnano le opere dei due artisti: la perdita dell’identità dell’uomo, e la crisi della comunicazione nella odierna società contemporanea.
Le loro pose simulano le foto dei ricercati, da cui appunto “wanted” che da il titolo alla mostra. Loro stessi sono ripresi di fronte, di profilo e di spalle. I loro corpi avvolti da sterili uniformi bianche, sono lontani, inespressivi e indifferenti. Il contrasto appare evidente: il bianco delle loro tute bianche ed il fondo nero della fotografia. Una scelta stilistica pervasa da una inquietante sofferenza a cui spesso l’indifferenza porta. Pochi colori polverosi che variano dal bianco al nero al beige all’ocra. I tagli impietosi e frontali nulla lasciano all’immaginazione. La denuncia dell’ indifferenza è testimoniata anche dalle loro stesse parole: “Cerchiamo di essere cercati dal mondo dell’arte, ma allo stesso tempo noi ricerchiamo il mondo dell’arte”, e ancora “Siamo ricercati dal mondo artistico, ma ancora latitanti: quando ci scoveranno?”
La loro è una ricerca dell’interiorità, della creatività e individualità dell’uomo e dell’artista. Un modo per colmare un malessere ed una frattura che si è venuta a creare tra la realtà e le sue emozioni.
Un modo per dire: ritrovate le vostre emozioni ed il vostro “sentire”.
Oltre ai loro corpi vengono ritratti accessori sterili quali mascherine e guanti da chirurgo, che vogliono dichiararci il loro “essere lontani” e non compresi; una barriera fra loro e il mondo quotidiano. La maschera appunto che loro stessi indossano, è metafora della scena che ogni giorno mettono in atto.
“C’è qualcuno che si ricorda di me?”, “Mi chiedo se sono stato colpevole di questa realtà”, “Non è questo che mi aspettavo di vedere?” queste le frasi scritte nero su bianco sulle loro tute.
Ancora dunque scatti fotografici che ci conducono ad una riflessione riguardante la sfera dell’arte, della comunicazione, che pongono l’accento sull’indifferenza, sul vuoto sentire ed apparire a cui sempre più spesso siamo costretti a sottostare.
Il loro essere “latitanti” è un invito a farsi “trovare” per quello che realmente sono, senza alcuna maschera od ostacolo che li separi dal mondo.
Una sorta di malinconico spaesamento accompagna la tagliente denuncia di queste otto immagini impresse su pellicola. Emozioni forti raccontate con sensibilità che altro non vogliono che raggiungere l’anima dell’uomo e denunciarne la solitudine, il vuoto e la perdita dell’identità.

- Barbara Vincenzi

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